IL FISCO CHE VORREI
Ovvero Fisco Federale.
Ecco come vedo una vera riforma fiscale.
Parlare di Federalismo fiscale significa cambiare tutto per non cambiare nulla. Non credo di poter essere smentito solo considerando il tempo che è trascorso da quando se ne è parlato la prima volta (epoca Craxi). Da una parte ci si è sforzati di costituire un più o meno accentuato decentramento; dall’altra si è tentato di realizzare una vera secessione. Già la locuzione “Federalismo fiscale” trascina ad un “non senso”, irrealizzabile per sua natura e non realizzato di fatto. È come dire: “europeismo scolastico” oppure “cristianesimo legale” o ancora “socialismo partitico”. Ed infatti, sono accettabili concetti esattamente contrari, in quanto è il meno che sta nel più: è la scuola che può essere europea, e la legge che può essere ispirata al cristianesimo, è il partito che può essere socialista. Allo stesso modo è il FISCO che può (e dovrebbe) essere federale, in quanto attinente ad uno Stato federale.
FISCO FEDERALE, nel significato maturato nella mia esperienza lavorativa e sindacale, non è quello riconducibile al novellato articolo 119 della Costituzione, bensì quello ad una signoria piena delle Regioni sulla propria fiscalità, che applicano le imposte e gli altri tributi, li accertano, quindi riversano un loro proprio contributo allo Stato Federale. Uno Stato federale che si rispetti, infatti, non è più debole di quello unitario, ma nel gioco delle autonomie vere, esso sostiene un ruolo forte di percettore delle imposte dalle Regioni e di arbitro delle loro corrette relazioni fra regioni (evitare, per esempio, che proprio con la leva tributaria, si attui una concorrenza sleale fra Regioni). In questa visuale il flusso delle risorse non sarà più ContribuenteStatoRegioni, ma ContribuenteRegioniStato, dove le Regioni sono al tempo stesso Ente impositore e accertatore (nei confronti dei Cittadini e degli altri soggetti passivi tributari) e Contribuente (nei confronti dello Stato federale).
Un cittadino diventa veramente maggiorenne quando è padrone delle proprie risorse, percettore di redditi e dispensatore di spese (abbia o non abbia raggiunto i 18 anni); allo stesso modo le Regioni saranno maggiorenni quando verrà riscritto l’articolo 119 della Costituzione dando loro una potestà tributaria completa ed una speculare responsabilità. In questo modo anche la spesa politica regionale si ridimensionerà e con essa la corruzione regionale; sprechi e corruzione sono fattori che frequentemente si azionano nel caso in cui i soggetti non attingono a risorse proprie.
Il Corpo Amministrativo Tributario apparterrà alle Regioni le quali avranno propri Uffici fiscali, ma funzionari e dirigenti dovranno essere autonomi dall’Autorità Regionale al fine di poter garantire il rispetto delle norme comunitarie, costituzionali statali e (da ultimo) regionali. E per questo ipotizzo un albo nazionale, dei Funzionari e dirigenti tributari regionali (eventualmente tenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), con un proprio ruolo ed un ordinamento pubblicistico governato dalla legislazione statale.
Tale idea, è ovvio, presuppone una completa riscrittura della Costituzione e delle Autonomie con il presupposto della scomparsa delle Regioni a Statuto speciale, che avevano una ragion d’essere all’indomani della fondazione della Repubblica e per affievolire le tensioni autonomiste, ma che oggi sono solo un fattore di discriminazione e di concorrenza sleale fra le Regioni (in specie nel settore del Turismo).
UNO PER TUTTI
martedì 23 marzo 2010
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Ritieni che il modello di repressione dell'evasione da anni in vigore negli USA sia proponibile in Italia? E se solo parzialmente, quali ritieni debbano essere le differenze?
RispondiEliminaVoi criticate tanto le Agenzie delle Entrate. E' vero, recuperano molto meno di ciò che sarebbe necessario. Ma prima che fossero istituite, non era peggio? E visto che non ti piacciono le Agenzie, cosa proponi, quale altro strumento, per migliorare il sistema fiscale?Intendo: qualcosa di realizzabile non in tempi biblici.
RispondiEliminaNon ho mai parlato male delle Agenzie fiscali, le ho viste nascere e apprezzo enormemente le persone che vi lavorano.Il sistema fiscale di contrasto all'evasione è inadeguato rispetto all'enorme evasione che c'è. ciò non significa che le Agenzie, il personale delle Agenzie, non faccia bene il suo lavoro. Ogni anno viene dato un obbiettivo sempre più alto e sempre viene raggiunto. Nel 2009 solo in Lombardia sono stati riscossi quasi 2 miliardi di imposta evasa ... grandioso ma una goccia nel mare dell'evasione.
RispondiEliminaQuello che manca è l'educazione alla collettività e al rispetto del paese in cui viviamo. Quello ch penso sul fisco l'ho chiarito qui in "il fisco che vorrei". Vorrei un'amministrazione motivata e valorizzata.
Negli USA i reati fiscali si pagano caramente. Chi sbaglia paga e, scusa, ma sono asslutamente daccordo prchè quando mio figlio stà male voglio una sanità che funziona e un medico in grado di curarlo; un'ambulanza all'avanguardia che intervenga immediatamente e delle strade libere dal traffico ed agibili. Vorrei che il personale pubblico che esercita una pubblica funzione ricevesse uno stipendio adeguato ai compiti che svolge così da potersi dedicare esclusivamente alla funzione che svolge. Vorrei che la scuola funzionasse, che i ricercatori non debbano espatriare per poter lavorare, vorrei ... Potrei sognare per ore ma il concetto è chiaro: nessuna tolleranza per chi evade.
RispondiEliminaIo sono un pensionato del Ministero delle Finanze ed ho visto nascere, prima di andare in pensione, l'Agenzia delle Entrate. E' un errore mettere a confronto Ministero e Agenzie, perché il primo aveva solo vecchie macchine da scrivere, mentre l'altra ha dalla sua parte l'informatica, per cui nessuno può sapere quanta evasione recuperasse il Ministero per metterla a confronto con quante non ne recupera (mi sembra di poter dire) l'Agenzia. Una cosa è certa, comunque, che ai tempi pre-riforma, cioè ante 1973, tutte le dichiarazioni uniche (le famose D.U.) venivano controllate, nessuna esclusa.
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