VICEDIRIGENZA
Il testo del D.D.L. n. 847/B ( c.d. decreto Brunetta), approvato in via definitiva dal Senato in data 25.02.2008 ha costituito per tutti i lavoratori e le lavoratrici del Pubblica impiego che per anni si sono visti negare le loro legittime aspettative, un ulteriore colpo.
L’art. 8, infatti, costituisce una norma interpretativa in materia di vicedirigenza. In esso si stabilisce.
“ L’art. 17 bis del D.Lgs. 165/2001 si interpreta nel senso che la vice dirigenza è disciplinata ad opera e nell’ambito della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo. Il personale in possesso dei requisiti previsti dal predetto articolo può essere destinatario della disciplina della vicedirigenza soltanto a seguito dell’avvenuta costituzione di quest’ultima da parte della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento”
Con tale norma lo stesso Legislatore affida in sostanza il destino dei lavoratori destinatari dell’art. 17 bis innanzi citato alle organizzazioni sindacali che per anni si sono opposte alla costituzione dell’apposita area della vicedirigenza, al fine di poter evitare la regolare prosecuzione della carriera del personale in possesso dei requisiti richiesti dalla norma a favore di altre categorie di lavoratori da loro rappresentati non muniti degli specifici titoli.
E’ chiaro che la norma così formulata è destinata a rimanere lettera morta, mentre i lavoratori altamente professionalizzati si vedranno quotidianamente scavalcare da persone il più delle volte non in possesso neppure dei titoli previsti dalla legge per accedere alla terza area prevista dai contratti collettivi.
Ma vi è di più! La norma innanzi citata sembra in chiaro contrasto con gli articoli della Costituzione che in materia di diritto pubblico prevede l’attribuzione di specifiche posizioni giuridiche esclusivamente a norma di legge. Del resto tale principio si evince chiaramente anche dall’insieme delle norme dello stesso Decreto Brunetta che, sembra ricondurre la contrattazione collettiva nella sua più giusta posizione di fonte normativa di carattere secondario e non primario.
E allora come si concilia con l’art. 8 dello stesso Decreto che affida alla contrattazione collettiva non la disciplina, ma la stessa istituzione di posizioni giuridiche qualificate, quali quelle dei vicedirigenti?.
La nostra richiesta, quindi, è quella di abrogare l’art. 8 del Decreto Brunetta e riformulare l’art. 17 bis del D.L. 30.03.2001 n. 165 nel modo seguente:
“ E’ istituita l’apposita area della vicedirigenza nella quale è ricompreso il personale laureato appartenente alle posizioni C2 e C3, che abbia maturato complessivamente cinque anni di anzianità in dette posizioni o nelle corrispondenti qualifiche VIII e IX del precedente ordinamento (…. Omissis….).
Alla contrattazione collettiva è demandata esclusivamente la definizione del trattamento economico”.
Sono molto contento di questa iniziativa che mira a stabilire un percorso chiaro e trasparente nella carriera dei funzionari.
RispondiEliminaConcordo, è da troppo tempo che sentiamo parlare di vicedirigenza senza che si trovi una soluzione all'avvio della stessa. Penso che ci sia una volontà politica che mira a dirigere la carriera dei funzionari per renderli non liberi di esprimere la propria funzione.
RispondiEliminadai che l'unione fa la forza
RispondiEliminanon pensate che i problemi di coloro che hanno perso il lavoro vengano prima del desiderio dei funzionari di venire promossi?
RispondiEliminaQuanto ci costerebbe questa vicedirigenza? E per pagarla a chi dovranno essere tolti i soldi?
Cara amica/amico
RispondiEliminail problema del lavoro è importantissimo e le famiglie di chi l'ha perso stanno vivendo momenti drammatici che spero si risolveranno al più presto. Contro questo male il mio programma prevede il rilancio del turismo che anche in lombardia è una fonte inesauribile di ricchezza. Per quanto attiene la vicedirigenza i fondi c'erano ma esono stati destinati a finanziare una nuova autority di controllo della P.A. proprio da questo Governo che avrebbe dovuto tagliare gli enti inutili. Quindi nessuna possibilità di carriera per tanti funzionari ed interessantissimi stipendi per pochi nuovi dirigenti della nuova invenzione.
Sono troppi gli anni di lotta inutile, di battaglie mai vinte e la delusione è tanta: non ci spero più ma con te forse un barlume si riaccende. Ti stimo tanto e voglio avere fiducia ancora una volta, sperando che qualcosa si muova.
RispondiEliminaIrene
Più che pensare a istituire un nuovo grado nella gerarchia, non pensi che forse la soluzione per cambiare sia quella di superare il metodo gerarchico (tipo militare)? E cosa ne pensi della proposta di abolire il valore legale del titolo di studio? Non libererebbe tante energie, invece di mummificarle in queste "carriere" che sanno tanto di "bei tempi andati". Suvvia, Stefano: i tempi del Libro Cuore sono passati da un pezzo. Siamo nel XXI secolo e pensiamo ancora alle carriere, nello Stato poi, dove per definizione il risultato del lavoro è controverso e dipendente dalle opinioni di chi conta (e non certo dell'utente)?
RispondiEliminaNon abbolirei mai ne il valore legale dei titoli di studio ne le carriere. Qualsiasi attività lavorativa sia nel pubblico che nel privato necessitano di professionalità specifica che non può prescindere da una certa formazione. Per le carriere non le intendo come una gerarchia militare, anzi rifuggo da una tale idiozia, credo piuttosto nella differenziazione delle competenze, nell'organizzazione del lavoro. Prevedere un oercorso di crescita al quale siano ammessi tutti a partecipare significa motivare le persone e concedergli l'arbitrio di scegliere se impegnarsi e crescere o rimanere ad un certo livello.
RispondiEliminaGrazie Irene, spero di non deluderti anche se bisogna essere coscienti che le riforme non passano da una sola persona, ma necessitano di un acollettività unita e determinata nel tempo. Mai mollare per non perdere. Se come te e me e come tanti altri anche altri credessero nella possibilità di cambiare le cose la nostra vita ridiventerebbe nostra. L'unione fa la forza e tutela i deboli contro la prepotenza dei più forti. In questo momento buio di disaggregazione e separazione è necessario ritrovarci insieme e seguire un ideale comune fatto di onestà, legalità e libertà. (non sono un rivoluzionario altrimenti avrei scritto anche uguaglianza e fraternità)
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